Musica&ribellione :Woody Guthrie e La rivoluzione desiderata
"non sono mai stato
un buon Stalinista
ma non sono mai
uscito dal rosso"
Woodrow Wilson (Woody) Guthrie, fu un folksinger sempre impegnato nel sociale, uno degli “hoboes “irriducibili, un”comunista” che non aveva più posto nella società USA e doveva perciò essere schiacciato e isolato.
Woody non abbandonò mai il suo spirito di libertà e continuò la sua vita di menestrello-poeta, fu lui l’indiscusso padre ispiratore di Bob Dylan

Nelson Mandela rivolgendosi a Miriam Makeba :
“Hanno cercato di isolarci dal Mondo e tu l'hai impedito, dunque
la musica può andare a braccetto con la politica”
“ non sono mai stato
un buon Stalinista
ma non sono mai
uscito dal rosso”
Woody Guthrie
Nella musica come altrove, la rivoluzione dello stato delle cose esistenti è stata dimenticata; le ultime occasioni mancate, il ’68, il ’77 e dintorni, lasciano il posto alla disgregazione degli anni successivi. E’ un malessere che deriva da un sistema sociale egoista e corporativo.
"Ovunque si cerca di reprimere le ultime individualità o comunità di irriducibili ribelli, i desideri di libertà e “democrazia” non potranno mai essere soppressi e poco importa se i rivoluzionari impugnino, una pistola, una penna, una chitarra,…Libertà e democrazia sono alla base di qualsiasi comunità che privilegia i bisogni di tutti ai privilegi di pochi."
La musica è stata un punto di riferimento importante nei fermenti libertari della società Statunitense degli anni ’60 quella del movimento di Berkeley, degli hippies, del pacifismo radicale, delle Black Panters , di Malcom x , Eldrige Cleaver, Martin Luther King,….
Il rock trasgressivo degli anni ’50 che si rivolgeva limitatamente alla sfera privata dei giovani, subì una trasformazione radicale che lo portò in prima linea nelle contestazioni e rivendicazioni sociali. Il folk-rock- blues, …la rivolta generazionale e il movimento socio-politico che inondarono le strade si saldarono insieme fino al 1968, anno in cui terminò la parabola ascendente dell’”Ideologia Rock” e di tutta la controcultura USA.
Il movimento, diventato arido, praticamente una parodia di se stesso, confluirà nel megaraduno di Woodstock; nella fattoria Yasgur, giovani e meno giovani arrivarono con ogni mezzo e con la speranza di vivere un’esperienza collettiva di grande emotività, si contarono oltre 500.000 persone da ogni parte degli States e non solo .
Già il festival rock di Monterey del ’67 mostrò evidenti screpolature, se da una parte interpretava i sogni e i desideri della generazione radicale americana, dall’altra era impostato secondo i più meticolosi insegnamenti commerciali …… ”i musicisti si dibattevano confusi prigionieri tra due poli: incerti tra la simpatia che nutrivano verso le speranze dei loro ammiratori e desiderosi di esaudirle, e la loro impazienza, talora velata dal senso della vergogna, per arrivare a godere al più presto dell’adorazione del pubblico e di tutti i palesi vantaggi che il solo denaro può procurare …..il festival infatti fu seguito immediatamente da una valanga di contratti discografici, fruttuose uscite e tournèes di gran successo, di conseguenza il principale beneficiario di questi nuovi risentimenti fu l’industria della musica (1)”
In breve tempo molti si accorsero di essere stati beffardamente usati per un gigantesco esperimento di business, la loro musica, le loro aspirazioni, i loro sogni si trasformarono di li a poco in un immenso e sterminato mercato della cultura rock.
Il rock veniva usato nelle pubblicità per reclamizzare: scarpe, jeans, birra,… ovunque nascevano boutiques che vendevano camicie a fiori, monili, .. a tutte le frange marginali (non solo americane) degli anni’60 ,ormai il rock era diventato comunicazione di massa.
Se da un lato c’erano artisti ben adattati all’ordine costituito dall’altro si vedevano personaggi che continuavano ad essere una spina nel fianco al sistema dominante.
Nel folk americano in modo particolare, ci sono stati musicisti, che pur vivendo di stenti, persecuzioni ,carcere, hanno portato avanti le loro idee. Il padre della generazione folk-rock fino ai primi ’60 è stato Woodrow Wilson (Woody) Guthrie, un folksinger da sempre impegnato nel sociale, uno degli “hoboes “(2) irriducibili, un”comunista” che non aveva più posto nella società USA e doveva perciò essere schiacciato e isolato. Woody non abbandonò mai il suo spirito di libertà e continuò la sua vita di menestrello-poeta.
Il folk USA negli anni 30-40 era diventato uno strumento politico del CPUSA (partito comunista degli Stati uniti) che fu usato per la propaganda e per i lavori della Terza internazionale.
I folksingers del CPUSA evitavano i circuiti commerciali, partecipavano attivamente agli scioperi, alle riunioni del partito, alla vita quotidiana dei lavoratori; Woody si distingueva per un grado di coscienza e senso di libertà particolari. “il suo essere artista, caso più unico che raro nella storia della nostra musica, coincideva esattamente nel sentirsi,uomo tra gli uomini, lavoratore tra i lavoratori, disoccupato tra i disoccupati, e, ancora lavoratore e disoccupato con gli amici intellettuali, con i direttori delle emittenti radiofoniche, con i dirigenti delle etichette discografiche (3).
Guthrie parlava al cuore della gente, che si riconosceva nelle sue canzoni..
“con lui l’arte popolare esce dal ghetto della cultura subalterna, non teme di confrontarsi con la cultura “ufficiale”, non ha paura di “contaminarsi” e anzi opera uno scambio continuo, in attivo tra cultura “alta” e”bassa” impara dal cinema, dai cartoni animati, dalla letteratura, dal giornalismo, succhia sapere dappertutto e se ne serve per un suo progetto …… si tratta quindi di un autore importante, non solo per la cultura popolare statunitense,ma direi di quella mondiale,in quanto costituisce un esempio non tanto di” sopravvivenza” del canto popolare, nella realtà urbana e industriale, quanto di rinascita sostanziale dell’espressività popolare (4)
A Woody Guthrie sono stati avvicinati altri cantori della libertà come la cilena Violeta Parra e l’italiana Giovanna Marini.
Guthrie faceva il cantastorie perché era l’unica cosa che sapeva fare e gli permetteva di mangiare. Non gli mancarono le possibilità di lavorare con radio e televisione; non accettò compromessi, da rivoluzionario dell’emarginazione, visse nella strada, cosciente che sarebbe stato difficile e con alcuni momenti in estrema miseria. Lui stesso affermava: “se suoni il piffero in una banda militare ti pagano un regolare stipendio dell’esercito, se fai roteare una mazza ad una sfilata di hip-hip-hurrà ti pagano come un soldato, ma non c’è verso di mettere la mani su un becco di un quattrino se fai della musica popolare (5).
Woody era felice quando si trovava insieme alla sua gente e impugnando la chitarra con su scritto “QUESTA MACCHINA AMMAZZA I FASCISTI” cantava brani come:
Nato per vincere
Ho avuto la mia parte di gioie e di guai
Di scalogna e di malinconia
Risono sentito su e giù, e sono stato sobrio e sbronzo
Ma so di certo che non sono nato per perdere
Nato per vincere so che sono nato per vincere
È uno strano porco mondo quello in cui campo
E mi batterò per cambiarlo in quello che dovrebbe essere
Nato per vincere, So che sono nato per vincere
Ho avuto donne di ogni genere e di ogni colore
In ogni terra dove sono stato
Ho visto che per tutta la gente erano guai come me
E so che non siamo nati per perdere.
Ci avete derubato, pestato e succhiato il sangue
Ci avete sfruttato pagandoci come schiavi
Ma io so che tutti noi siamo nati per lavorare e per combattere
E per vincere, o scendere nelle fosse.
La volta che mi sono arrabbiato di più in vita mia è stato quando ero imbarcato su una nave militare insieme a più di tremila uomini in rotta verso la Francia. Mentre ci troviamo a metà strada in mezzo all’oceano scoppia una tempesta . La nave rullava e beccheggiava e molti di noi si sentivano male. Era la prima volta che facevamo la traversata. A un certo punto accendiamo la radio, e l’altoparlante comincia a mugolare una canzone “ Born to win” (nato per vincere) (6)
Guthrie, insieme ad altri musicisti, come Cisco Huston (con il quale formò un lungo sodalizio), girovagava nei ghetti urbani, nelle campagne, nelle stazioni ferroviarie, ovunque vi fossero diseredati e disoccupati (in aumento vertiginoso dopo il crollo della borsa del ’29), a tutti coloro che vivevano in condizioni disperate nel paese che si diceva il più ricco del mondo, si rivolgeva così: “Forse vi hanno insegnato a chiamarmi poeta, ma io non sono poeta più di voi. Non sono più di voi un autore di canzoni, né cantante migliore. La sola storia che ho cercato di scrivere siete voi. Non ho mai scritto una ballata e nemmeno una storia che dicesse tutto quello che c’è da dire su di voi. Voi siete il poeta e il vostro parlare di ogni giorno è la nostra poesia migliore, scritta dal nostro migliore poeta. Io sono una specie di notaio e di meteorologo e il mio laboratorio è il marciapiede, le vostre vie e il vostro palazzo, il vostro campo e la vostra strada, non sono niente di più o di meno che un fotografo senza macchina fotografica”(7).
Il folk d’impegno sociale sullo stile di Guthrie, così come quello di Pete Seeger, Cisco Huston, dopo un breve periodo di silenzio riesplose di nuovo sul finire dei ’50 grazie a una miriade di giovani cantautori, appartenenti alla sinistra non comunista, più ampia, libertaria. Ragazzi che esprimevano la voce diretta di una nuova generazione votata al cambiamento sociale e culturale che dilagò nel mondo e contribuì a cambiare la storia.
Le ballate per i braccianti e i senza tetto abbandonarono la loro dimensione rurale per parlare di agglomerati urbani, riserva-residenza dei nuovi sfruttati ed emarginati della trasformazione sociale. I testi erano veri e propri slogan contro le barriere razziali, lo sfruttamento, l’imperialismo nord americano; i nuovi folksinger, dopo aspri dibattiti e fratture abbandonarono la “Marginalità” dei padri (fermamente intenzionati a mantenere la musica popolare al di fuori dei circuiti commerciali), incisero dischi per grosse case discografiche e accettarono la corte dei media.
Il nuovo corso folk fece emergere altri grandi personaggi e le loro storie divennero pubbliche. Vedi: Tom Paxton, Pete Seeger, Judy Collins, Phil Ochs, Jack Elliot (per anni compagno d’avventura di Guthrie), e Bob Dylan; fu proprio quest’ultimo il principale artefice delle trasformazioni del folk, proprio lui che come Woody , suo padre ispiratore, era convinto dell’importanza di “Cercare di essere un cantante senza vocabolario e un poeta senza essere condizionato dagli scaffali dei libri”. Dylan fu aspramente contestato fino a farsi coprire di fischi e costretto a interrompere l’esibizione quando al festival di Newport del 1965, abbandonò la chitarra acustica per quella elettrica. Dietro le quinte l’indignazione fu enorme, “ fonti attendibili raccontano che Pete Seeger, che aveva aperto la serata conficcando un’ascia in un ceppo di legno per fissare il ritmo di un canto di lavoro, dovette essere trattenuto a forza nel tentativo di tagliare con quella stessa ascia il filo elettrico degli strumenti di quello che un tempo era il suo pupillo (8).
Dylan fu imitato da molti e l’uso di chitarre amplificate ed altri strumenti elettronici si intensificò, sia durante i concerti live che nelle incisioni, il folk e il rock si fusero in una sola cosa.
* Woody nacque il 14 luglio 1912, Okemah, Oklahoma, Stati Uniti e morì il 3 ottobre 1967, New York, New York, Stati Uniti
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1) Gary Herman: rock’n’roll babylon, Gammalibri 1983 pag 12/20
2) “Hobo, termine che nasce durante la crisi degli anni ’30, designa il vagabondo senza fissa dimora ma anche il lavoratore stagionale. Dove c’è una ferrovia, un treno, li ci sono gli hoboes aggrappati ai vagoni, attaccati a tutte le sporgenze, i “vagabondi” rischiano la vita per giungere al nuovo lavoro o alla speranza di una vita migliore. Partire per loro vuol dire lasciarsi dietro le asprezze e le delusioni del quotidiano. Gli hoboes, con vecchi abiti sporchi e rattoppati, con barattoli per scaldare la minestra, e con gli ospizi come casa diventano un elemento di folklore americano. Intorno a queste figure cresce un misto di crudeltà e di solidarietà, di amore per l’indipendenza, di antiautoritarismo e di fame e di feroce repressione poliziesca del perbenismo STELLE A STRISCE.
3) Storia del Rock, di AA.VV , Curcio ed………pag 511
4) Vedi : “Questa è la mia terra”, di Woody Guthrie, Savelli 1977, pag 10
5) Vedi : "Nato per vincere", di Woody Guthrie, Ed Mazzotta 1979 pag 27
6) “ “ “ “ pag 90 op. cit.
7)“ “ “ pag 21 op. cit.
8) La storia del rock 5, suppl. al “messaggero
Maurizio Cerboneschi (Sandino)

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