Overblog Tutti i blog Blog migliori Politica
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Pubblicità
Maremma ROSSA  Antimperialista.

AGLI UOMINI PERCHE' CONOSCANO I PLUPPLI

6 Settembre 2021 , Scritto da SIEMPREREVOLUCION Con tag #antifascismo, #Cuba, #socialismo, #embargo

AGLI UOMINI :

Sono Agepplo un pluppo di 252 anni e sono stato grande amico di due uomini: Silvano Tempestìni , che purtroppo è morto, e Carlos Fuente che ormai non vedo da più di 5 anni. Sono fermamente convinto che gli uomini ed i pluppli dovrebbero conoscersi perché, come diceva il nostro saggio Plistensus “ogni mente evoluta sia essa di plupplo, di uomo o di qualsiasi altro animale intelligente, mira a conoscere e lo scambio delle conoscenze aumenta la conoscenza di coloro che se le scambiano I tentativi di mettere in contatto uomini e pluppli sono falliti.

L’ultimo di questi tentativi à costato la vita a mio figlio Erborio. Il Partito del Popolo Supremo ha ripreso la maggioranza nelle assemblee dei pluppli. Ma io resterò per sempre fedele agli ideali del PUSTA! Erborio, il tuo sacrificio non è stato inutile ! Che trionfi la civiltà e la conoscenzaCiviltà di tutto l’universo unitevi!

 

 

Pubblicità

 

Montalcinello 11/12/2015

Spett.le CASA EDITRICE    “FUTURO”

MILANO

Egregio Direttore,

Ho trovato questo manoscritto nel settembre di quest’anno mentre passeggiavo con il mio cane in bosco presso Montalcinello , frazione di Chiusdino, provincia di Siena.

Il libretto era racchiuso in una scatola di legno legata ad un ramo di un albero. Sulla scatola che custodisco nella mia abitazione, sono scritte queste parole: “AGLI UOMINI PERCHE’ CONOSCANO I PLUPPLI”

Il ritrovamento, a mio parere, è strano, ma ancora più strano è il contenuto del manoscritto.

La calligrafia è particolarmente piccola e caratteristica tanto da costringermi ad usare una lente d’ingrandimento.

Dopo aver letto qualche pagina, incuriosito dal contenuto, ho trascritto con la stampante del mio computer il manoscritto che qui allego per sottoporlo alla sua attenzione.

Per quanto mi riguarda lo trovo interessante e spero che altrettanto lo giudicherà lei.

Non mi dilungo a spiegarle i motivi di questa mia opinione, ma confido che la lettura del manoscritto la porterà a condividerla.

Lo spero perché se l’autore è veramente uno di quegli strani esseri dei quali si parla nello scritto, allora ci troveremo di fronte ad una scoperta eccezionale.

Se invece il manoscritto fosse opera di qualche uomo fantasioso allora spero che lei o quanti altri lo leggeranno possano dilettarsi della lettura: e ció sarà forse una cosa di poco conto, ma non certo nociva.

Con tanta stìma,

Un assiduo lettore delle vostre pubblicazioni.

PLEP ED I SUOI ABITANTI

Molti secoli fa, nel pianeta di Plep ricoperto da vasti boschi e praterie, vivevano molti animali.

La particolarità del pianeta di Plep che più di ogni altra lo differenziava dalla vostra terra, era il suo clima pressoché uniforme su tutta la sua superficie, l’assenza, cioè, di grosse differenze climatiche dovute alla vicinanza ai poli o all’equatore.

Per questo il clima di Plep si differenziava solo rispetto all’altitudine delle sue regioni dove non si susseguivano le stagioni come sulla terra, ma una interminabile estate temperata era interrotta soltanto dalle piogge notturne che ogni sette ore circa bagnavano i boschi e le praterie di Plep.

Ogni sette ore perché tanto durava il giorno e tanto durava la notte..

La somma di tanti fattori dei quali non abbiamo una descrizione completa, rendeva Plep estremamente rigoglioso di vegetazione: vaste foreste cedevano qua e la il posto a verdi praterie, vegetazione pluviale, collinare e di  montagna si alternavano senza sosta, bagnate da mari più piccoli di quelli terrestri sia nelle dimensioni sia nella somma delle loro superfici.

Tutte le notizie su Plep ed i suoi abitanti ci sono state tramandate dalla storia orale di noi Pluppli che eravamo la specie vivente più evoluta di quel pianeta: avevamo creato una nostra civiltà, una nostra lingua e una  nostra organizzazione sociale.

Per capire la nostra civiltà non possiamo astrarci dalla nostra natura fisica, dalla nostra anatomia e dalle nostre capacità fisico-mentali.

Noi pluppli siamo molto diversi dagli esseri viventi terrestri. Intanto il nostro  sistema motorio è si meno sviluppato di quello della maggior parte degli animali terrestri, ma nello stesso tempo più evoluto. Infatti i piccoli spostamenti per nutrirsi di erba e di altre sostanze vegetali (i pluppli vivono solo di queste) avvengono tramite la proboscide della quale siamo forniti e che rappresenta il nostro unico arto. La proboscide misura circa 1,5 volte la nostra altezza ed è estremamente mobile anche all’indietro. E’ dotata di una estremità prensile di tessuto cartilagineo molto resistente, con la quale, facendo leva od aggrappandoci, possiamo strisciare in ogni direzione. La velocità che un plupplo adulto può raggiungere è di circa 100 metri l’ora. Le nostre dimensioni (abbiamo una forma sferoide) sono di circa cm. 7 di diametro con una proboscide di circa 11 cm.

Oltre al sistema motorio basato sulla proboscide abbiamo però un altro modo di muoverci alquanto più efficiente: questo secondo apparato motorio è in relazione al nostro sistema respiratorio.

Schematicamente il nostro sistema respiratorio funziona con l’assunzione e l’espulsione di aria tramite la bocca ed il naso (proboscide). Tuttavia i nostri polmoni hanno due caratteristiche: la prima è la capacità di far giungere ossigeno al sangue, la seconda di separare, se l’individuo lo desidera, i gas più leggeri e di introdurli in un organo che chiamiamo sacco motorio che occupa circa 2/3 della superficie interna del nostro corpo. Il concentramento di gas leggeri nel sacco motorio determina, dopo circa 5 minuti, il sollevamento dell’individuo da terra.

Il moto ascenzionale dei pluppli è molto lento e può essere interrotto volontariamente tramite l’espulsione dei gas dall’orifizio anale, poiché l’apparato respiratorio e più precisamente il sacco motorio è collegato all’apparato intestinale. Questa caratteristica ci permette di espellere con forza gli escrementi che sono di solito molto liquidi poiché non abbiamo un apparato urinario separato da quello intestinale.

L’espulsione degli escrementi è energica tanto che può essere usata come  autodifesa.

In sintesi il nostro aspetto è il seguente: un corpo simile a quello dei polipi di mare con una proboscide simile a quella degli elefanti, ma molto più lunga e possente in proporzione al corpo; la presenza di un solo orifizio espletore, la completa assenza di peli o capelli e due padiglioni auricolari molto fini ed aderenti alla testa che possono muoversi come gli orecchi elefantini.

Dalle mie lunghe conversazioni con i due uomini che ho conosciuto e dei quali in seguito parlerò più diffusamente, ho dedotto che i pluppli hanno Un comportamento più spontaneo degli uomini, sono più aperti e quasi incapaci di mentire e, proprio per questo per noi è molto difficile capire se un uomo ci dice una bugia. Ci occorre una attenta e lunga meditazione. In generale abbiamo una più lenta capacità di apprendimento rispetto agli uomini.

 LA FINE DI PLEP

Si ritiene che circa 2000 anni prima di Cristo sia avvenuta la distruzione del pianeta Plep a causa della collusione con un grosso meteorite.

E’ tramandato che il plupplo Emplopb-u-ampl, famoso astronomo, aveva previsto con circa un anno di anticipo la caduta del meteorite denominato da lui Maplsu-squapl (masso della distruzione).

Seguito dai suoi più fedeli discepoli che avevano avuto fiducia nelle sue conoscenze astronomiche, Emplopb-u-ampl si dedicò alla costruzione di un rifugio per avere qualche possibilità di sopravvivere all’urto del meteorite.

Benché in un primo tempo incontrasse lo scetticismo della maggior parte dei pluppli dopo qualche mese altri astronomi confermarono la sua tragica e giusta previsione. Cosi ogni masso della dimensione adatta venne scavato per ottenerne all’interno della cavità che al momento dell’impatto con il meteorite potessero essere abitate dai pluppli,dopo averne ostruito i cunicoli di accesso.

Quando la devastante collisione avvenne, parte della superficie di Plep schizzò nello spazio con molti massi abitati da comunità di pluppli.

Si presuppone che il forte impatto abbia devastato il pianeta in modo tale da determinare la fine  della vita su di esso.

L’unica cosa certa che sappiamo è che un masso abitato al suo interno da 572 abitanti del villaggio di Uplampla-blaplop-pu-clop raggiunse la superficie terrestre ed ammarò nel Golfo dell’attuale Follonica in un fondale sabbioso a circa trenta metri di profondità.

Si salvarono soltanto 112 pluppli che, raggiunta la costa, si stabilirono nella folta macchia mediterranea.

La prima colonia dei pluppli venne quasi sterminata dagli animali terrestri carnivori dei quali non immaginavamo l’esistenza perché del tutto assenti sul nostro pianeta di origine. Per questo con un lento trasferimento che durò quasi un secolo la colonia scelse la zona del vasto bosco di Berignone. Ciò spiega come i contatti taa la nostra e la vostra civiltà siano stati molto sporadici.

Infatti solo qualche isolato cacciatore venne in contato con noi, tanto che la testimonianza diretta fu per secoli scambiata dagli uomini per leggenda , (l'esistenza dei pluppli godeva presso gli umani della stessa reputazione di quella delle fate o degli gnomi.

Seguendo la nostra mite e pacifica natura di erbivori imparammo a farci capire da tutte quelle specie di animali non interessati ad usarci come cibo, e divenimmo amici di cavalli , bufali e cervi divenendo fidati scacciatori di parassiti e vigili sentinelle, ricevendo da loro amicizia e  protezione.

La nostra organizzazione sociale era già evoluta prima che giungessimo sulla Terra. Eravamo già organizzati in “Libera Repubblica Popolare”. Era stata abolita qualsiasi tipo di proprietà della terra e dei suoi frutti.

Ogni plupplo godeva il diritto di eleggere ed essere eletto come rappresentante della propria famiglia, della propria comunità, del proprio villaggio. Ogni rappresentante poteva essere revocato in qualsiasi momento dall’assemblea che lo aveva eletto. L’assemblea dei rappresentanti eleggeva il Comitato dei Rappresentanti composto da 11 membri in carica per un anno.

IL PRIMO CONTATTO CON GLI UOMINI

Alcuni pluppli entrarono in contatto con la civiltà umana intorno all’anno 1000 d.c. Ciò avvenne dopo una lunga ed aspra discussione tra le due frazioni dei pluppli contrari e favorevoli a prendere contatti con la specie più intelligente degli animali terrestri.

Il Partito del Popolo Supremo (P.P.S.) difendeva “l’integrità e la superiorità” della civiltà plupplesca. Secondo questo Partito gli esseri umani in quanto carnivori ed evoluti venivano considerati i più pericolosi nemici dei pluppli e di tutti gli animali pacifici della Terra.

La società umana secondo il P.P.S. era basata sulla diseguaglianza e sulla sopraffazione per conseguenza della natura aggressiva degli uomini.

Anche la caratteristica umana di inventare religioni ed altre superstizioni veniva interpretata come conseguenza della loro malvagità e della loro innata abitudine a mentire.

Al contrario il Partito dell’Unità Sociale di Tutti gli Animali (P.U.S.T.A.)che basava la sua teoria sull’opera del grande filosofo Plistensus (521-1302) asseriva che l’arretratezza e la malvagità degli uomini derivavano soltanto dal loro grado di sviluppo sociale, dalla storia della loro civiltà che, secondo Plistensus, era solo agli albori, al suo stadio primordiale.

Plistensus affermava che anche i pluppli nella loro preistoria avevano avuto caratteristiche simili agli uomini di quel tempo, anche se i loro tempi di evoluzione potevano essere stati più rapidi e diversi.

Riguardo invece al progresso tecnologico degli uomini, Plistensus non esitava a riconoscerne la maggiore velocità di evoluzione rispetto al progresso sociale.

Mentre il P.P.S. affermava che le caratteristiche della società dei Pluppli erano immutate nei secoli, il P.U.S.T.A puntava sia sulla storicità della società dei pluppli che di quella umana.

Nelle votazioni che avvennero nei vari gradi delle assemblee dei pluppi si ebbero scontri accesi tra i due partiti con la revoca di vari rappresentanti che da fatto sporadico ed eccezionale divenne una pratica diffusa che rallentò notevolmente lo sviluppo democratico della vita politica.

Infine nel 1063 si ebbe la vittoria del P.U.S.T.A.

Con il famoso Quinto Decreto di Plistensus approvato dal Comitato dei Rappresentanti nel luglio 1063 si deliberò di mandare una delegazione di sette pluppli nel castello del Signore di Massa Marittima conosciuto dai pluppli come sede del potere degli umani.

I sette Delegati spinti dal vento di tramontana ebbero la sventura di atterrare sulla torre di ponente del castello dove si trovavano le voliere dei falconi del Signore. La sorte della delegazione fu atroce: 6 dei sette pluppli Furono divorati dai famelici volatili e solo uno riuscì a sfuggire ed a riferire l’accaduto al Comitato dei Rappresentanti.

La reazione del P.P.S. fu immediata. Venne condannato il Quinto Decreto come “scellerato e nefasto” .Si invocò la tragica fine dei 6/7 della delegazione come la dimostrazione inequivocabile della barbarie umana. Il P.P.S. ottenne la maggioranza nel Comitato dei Rappresentanti e nelle altre assemblee dei pluppli.

I seguaci del P.U.S.T.A. furono derisi,il Partito si ridusse a meno di un cinquantesimo degli iscritti. Nel 1302 il filosofo Plistensus morì, dimenticato dal suo popolo e circondato solo da un ristretto numero di seguaci.

L’OPERA POSTUMA DI PLISTENSUS

Nel 1473 un fratello di Plistensus fece pubblicare l’opera postma del filosofo intitolata “Legge del più forte e o collaborazione?” In questa opera si cerca di costruire una “morale di comportamento tra le varie civiltà intelligenti dell’universo”. Plistensus afferma che qualsiasi forma vivente è il risultato dell’evoluzione della materia inorganica in materia organica e vivente sempre più evoluta ed intelligente. La diversità fisica e mentale tra le diverse specie intelligenti è dovuta a numerose cause ambientali, storiche ,naturali, fortuite. Comunque, concludeva Plistensus, se l’evoluzione delle forme di vita intelligenti si dirige verso un sempre maggiore accrescimento e sviluppo della civiltà e della conoscenza, come dimostra la storia sia dei pluppli che degli uomini, inevitabilmente queste due civiltà tenderanno nel futuro a perdere i loro connotati di diversificazione ed ad avvicinarsi sempre di più. “Per questo - leggiamo nel saggio di Plistensus — lottare contro gli uomini equivale a lottare contro se stessi, perché i pluppli in un lontano passato avevano gli stessi difetti degli uomini e questi nel futuro avranno idee e comportamenti simili a quelli dei pluppli”.

1932 L’ANNO DELLA SVOLTA

Il 24 novembre del 1932 Silvano Tempestini boscaiolo di Belforte fu vittima di una caduta che gli procurò la rottura di una gamba durante una lunga escursione nel bosco di Berignone, mentre cercava funghi.

Il giovane rimase così immobilizzato in un bosco lontano più di due ore di cammino dal suo paese e da altre abitazioni urbane.

I sui lamenti disperati furono uditi dagli abitanti della Comune di Plempleppo composta da 352 pluppli che abitavano il tronco cavo della “Querce del Rio Torto” presso il torrente omonimo.

Il Saggio Plemplenio plupplo settecentosettantatreenne volle personalmente vedere, insieme ai suoi 39 figli, il malcapitato. Dopo una lunga riunione del Comitato dei Rappresentanti di Plempleppo i membri del P.U.S.T.A. convinsero la maggioranza che sarebbe stato opportuno aiutare quell’uomo che si trovava in condizioni così disagiate ed impossibilitato a nuocere a chiunque. Così avvenne.

Silvano venne curato dai pluppli che gli steccarono la gamba e gliela curarono con le erbe medicamentose. Lo nutrirono con frutti di bosco, funghi , tartufi e radici.

Nacque così una amicizia sincera tra Silvano ed i suoi soccorritori. In particolare con me allora giovane plupplo incuriosito da quell’uomo anch’egli giovane (aveva soltanto 19 anni). Silvano mi raccontò delle sue idee politiche di antifascista. Aveva un cugino di nome Libero fuoriuscito in Francia e ne voleva seguire le idee. Libero gli scriveva ogni tanto riuscendo ad eludere la censura fascista indirizzando le lettere ad una segheria di Radicondoli da parte di un falso mittente: “Società Lionese di Legname”. Silvano veniva avvertito dal proprietario della segheria , Simone Bruchi, anche lui antifascista, quando aveva qualche lettera di Libero.

Fu molto difficile per me, allora giovane , capire cose che erano completamente estranee al mio mondo e che invece facevano parte della società umana. Ma quelle difficoltà mi incuriosivano ancora di più e l’amicizia con Silvano mi fece capire che anche gli uomini potevano avere, e alcuni di loro avevano, delle idee giuste.

Guardando con ammirazione le mani di Silvano e la sua straordinaria capacità di incidere con un coltello scorze e rami di alberi per ricavarne sculture ed oggetti, mi resi conto della grande diversità tra la civiltà umana e quella dei pluppli. Quella sconosciuta facoltà di lavorare e creare oggetti aveva reso gli uomini, nel progredire della loro storia, artefici di un vertiginoso progresso tecnologico.

Io stesso che avevo 170 anni mi ricordavo quando gli uomini non avevano mezzi a motore ne elettricità.

Capii anche che quell’incessante progresso tecnologico non era accompagnato da un progresso sociale e civile altrettanto rapido: nella società umana c’erano sempre stati ricchi e poveri, e sempre in nome dell’autorità e della proprietà, venivano oppressi gli uni dagli altri.

Durante le mie lunghe conversazioni con Silvano, arrivai alla conclusione che quella caratteristica negativa della civiltà umana era dovuta al troppo valore che gli uomini davano alle cose, ed al numero limitato di queste rispetto alla bramosia di molti uomini. I pluppli, invece hanno bisogno solo di erba ed altri vegetali che prima Plep, poi la Terra gli avevano fornito a sufficienza. La sete di conoscenza è l’altro bisogno dei pluppli, ma la conoscenza non porta alla sopraffazione, bensì al dialogo ed allo scambio delle esperienze e delle conoscenze.

Domandai a Silvano se esistessero degli uomini che desideravano una società di liberi e di uguali, se esisteva qualcuno che avesse mai provato a realizzarla. Silvano confessò di non sapere nulla di preciso, ma che , tuttavia tra gli antifascisti circolavano quelle idee.

Questa fu una grande rivelazione per tutti quei pluppli che si ritrovavano nelle idee del PUSTA. Tramite i membri del PUSTA della comune di Plempleppo e tutte le altre Comuni dei pluppli.

Fu organizzata una assise generale del PUSTA che decise di cogliere l’opportunità di prendere contatto con gli uomini servendosi di Silvano Tempestini per condurre una delegazione di pluppli a conferire con dei “saggi tra gli uomini”.

La proposta del PUSTA fu discussa nei Consigli delle Comuni e nel Comitato degli 11 Membri. Il PUSTA riprese vigore e riconquistò la maggioranza dello stesso Comitato degli 11.

Furono così eletti tre “vecchi saggi” che avrebbero costituito la delegazione dei pluppli e che sarebbero stati condotti da Silvano a scambiare le conoscenze plupplesce con quelle umane per una duratura alleanza tra i due popoli nella prospettiva dell’unità suprema di tutte le civiltà”.

Appena Silvano Tempestini fu in grado di camminare accolse con entusiasmo e speranza il compito chiestogli dai pluppli.

Il giovane uomo mi confidò di sentirsi felice e fortunato per aver avuto l’occasione di svolgere quello straordinario compito: far entrare in contatto  due specie intelligenti.

Così in un giorno di sole, Silvano prese in una mano un paniere con i tre saggi e con l’altra un ramo d’albero per sostenere il suo passo ancora malfermo e si incamminò verso Radicondoli. Tutti i pluppli della mia Comune lo salutarono commossi e speranzosi.

Purtroppo passarono ben 21 anni senza che nessun plupplo avesse notizie  di Silvano ne dei tre saggi. La discussione e le congetture su cosa potesse essere accaduto occuparono, per quei ventuno anni, ogni nostra assemblea, finchè, nel 1953 di novembre Silvano Tempestini tornò alla nostra Comune e ci portò notizie terribili anche se difficilmente comprensibili.

Silvano era cambiato molto sia perché gli uomini invecchiano rapidamente sia perché la vitalità e l’allegria che lo caratterizzavano al tempo del nostro primo incontro erano scomparse da lui.

Vestiva in modo trasandato ed una folta barba gli copriva il volto. Il suo sguardo era cupo e basso. Le sue parole ammezzate e spesso incomprensibili. I suoi discorsi interrotti e poi ripresi e spesso mescolati tra  loro.

Ci disse che aveva portato i tre saggi nella segheria del Bruchi e che, mentre stavano parlando,“ le squadracce delle camicie nere entrarono e arrestarono me ed il Bruchi”.

Noi domandammo chi fossero “le camicie nere”, ma Silvano non rispondeva e cominciò a piangere. Tra i singhiozzi disse che torturarono lui ed il Bruchi e poi li misero in galera fino alla Liberazione.

Poi Silvano ci raccontò di essere uscito di carcere e di aver raccontato a  tutti di noi pluppli e che lo rinchiusero in “manicomio” e che di li era scappato. Pianse per molte ore e poi si addormentò.

Per diversi giorni non volle mangiare e deperì, si mise in silenzio sotto  una quercia dove una mattina lo trovammo morto.

Fummo noi rattristati dalla sua morte. Il P.P.S. riprese il sopravvento tra di noi. Molti conclusero che i tre saggi erano stati uccisi per oscuri e malvagi motivi.

I nostri Comitati a tutti i livelli negarono l’opportunità di conoscere gli  uomini e decretarono di nascondere ad essi la nostra esistenza.

Passarono molti decenni ed intanto mi ero sposato ed avevo avuto 12 figli tra i quali Erborio.                                        

Con mio grande stupore, ma anche con mia grande gioia, un giorno Erborio mi disse che aveva conosciuto un uomo di nome Carlos Fuente. Carlos non parlava la lingua che gli uomini avevano sempre parlato né nel modo antico nè nel modo moderno. Però Erborio aveva imparato la lingua di Carlos che chiamava “espanol”.

Anch’io volli conoscere Carlos, ma non feci in tempo: mio figlio Armonio mi consegnò una lettera di Erborio dove era scritto che lasciava la famiglia e la Comune per andare con Carlos a conoscere gli uomini.

Grande fu la mia preoccupazione per la sorte di Erborio anche se ero felice che avesse seguito quello che nel 1932 era stato anche un mio sogno: conoscere la civiltà umana.

Poi passarono anni di attesa e di paura perché Erborio non tornava alla Comune. Finchè nel 2009 nelle vicinanze del nostro villaggio udimmo una voce di uomo chiamare i pluppli e chiedere di parlare con noi.

Ci tenemmo nascosti nel cavo della nostra quercia finchè decidemmo che io avrei potuto presentarmi a quell’uomo per chiedergli se sapesse qualcosa di mio figlio. Così risposi all’uomo che mi vide e si chinò a parlarmi.

Parlava in “espanol” ed io non capivo tutto quello che mi disse. Ma capii che Erborio era morto nell’isola dove abitava Carlos, un’isola lontana dove il mostro Embargo lo aveva ucciso facendolo mangiare da un giovane uomo affamato che aveva scambiato Erborio per un polipo di mare.

Grande fu la mia disperazione a sentire questa terribile storia ed anche Carlos era triste.

E la mia disperazione continua perché non sono riuscito a capire le malvagie ragioni che il Mostro Embargo ha avuto per uccidere mio figlio né ho compreso perché, secondo Carlos, alcuni uomini amino questo mostro.

Poi Carlos se ne andò promettendomi che sarebbe ritornato.

Lo aspetto pèrchè ho letto nei suoi occhi l’amore per i pluppli ed il dolore per la morte di Erborio.

Ci sono uomini giusti?

Potranno rendere inoffensivo il mostro Embargo? Potranno uomini e pluppli scambiarsi le loro conoscenze? Uomini, rispondetemi!

 

 

Agepplo

Ringrazio il compagno Orlando Simoncini per avermi inviato questo racconto che fa riflettere molto , e' stato pubblicato così come era, senza nessuna variazione, sono stati corretti solo alcuni piccoli errori ortografrici, un abbraccio HLVS

 

Pubblicità
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post