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Maremma ROSSA  Antimperialista.

Emancipazione femminile a Cuba: trovare le soluzioni sul nostro cammino/Empoderamiento femenino: Abrir caminos sobre la marcha

11 Novembre 2020 , Scritto da SIEMPREREVOLUCION Con tag #rivoluzionecubana, #Cuba, #internazionalismo, #FMC

Tra le manovre tese e serrate dell'ordine economico e lo scontro con il COVID-19 - che non è più una minaccia per questo arcipelago - un altro tema ha avuto le prime pagine sulla stampa dell'isola poco più di una settimana fa: Cuba ha un nuovo documento programmatico per l'emancipazione femminile.

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Dixie Edith 

Tra le manovre tese e serrate dell'ordine economico e lo scontro con il COVID-19 - che non è più una minaccia per questo arcipelago - un altro tema ha avuto le prime pagine sulla stampa dell'isola poco più di una settimana fa: Cuba ha un nuovo documento programmatico per l'emancipazione femminile.

Il Programma Nazionale per il Progresso delle donne (PAM) è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il 30 ottobre, dopo la presentazione avvenuta da parte della segretaria generale della Federazione delle Donne cubane (FMC), Teresa Amarelle Boué.

Una collega sudamericana, esperta in questioni di genere e mia alleata in molti dibattiti sulla comunicazione e sul sessismo mediatico, mi ha chiesto via WhatsApp cosa cambia con questo documento, in un paese in cui da più di 60 anni sono state applicate misure efficaci a favore dell'equità e dell'uguaglianza della parte femminile della popolazione.

La domanda di questa amica giornalista, che conosce la realtà cubana, volge lo sguardo verso l'essenza che attribuisce significato alla nuova proposta. In effetti, i progressi compiuti dalle donne in questa parte del mondo in termini di riconoscimento dei diritti e meccanismi di emancipazione, rappresentano una realtà indiscutibile. E nascono da un progetto di paese che è iniziato agli albori della propria rivoluzione, quella che ha portato il trionfo del 1959. Lo ha riconosciuto la comunità internazionale nel 1995, durante la IV Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulle donne a Pechino, dove Cuba è arrivata con molti successi guadagnati.

Nonostante l'evidenza del terreno conquistato, di quella concertazione internazionale che ha segnato un prima e un dopo nell'attenzione alle sfide di genere nel mondo, è rimasto a noi un Piano d'Azione Nazionale, la cui attuazione è stata formalmente valutata in modo sistematico nel 1999, 2002 e 2013.

Ma i tempi sono cambiati. E con loro le lacune e le sfide. Le eredità patriarcali, non si spaventano, rimangono vive e attive; spuntano dietro i miti sessisti naturalizzati giorno dopo giorno e con le manifestazioni di discriminazione e violenza di ogni tipo con le quali conviviamo.

In questo senso, una virtù del PAM è che si colloca nello spirito di quella raccomandazione di Elisabetta Moya di non "credere che tutto sia stato raggiunto". Un'altra cosa che si inserisce nel percorso di rinnovamento e integrazione che ha lasciato aperta la via all'approvazione della più recente Costituzione cubana, nel 2019.

"Questo programma non è qualcosa che viene fatto per la prima volta, ma in questo caso è molto più completo, ampio, di maggiore portata", ha confermato Teresa Amarelle a Cubadebate.

"Si tratta di integrare in un unico documento tutte le azioni che corrispondono ai principi e ai postulati della nostra Costituzione relativi all'uguaglianza. Inoltre, risponde anche ai nostri impegni internazionali con piattaforme d'azione come quella di Pechino, la CEDAW e l'Agenda 2030 con i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile. Cioè, stiamo integrando in un unico documento obiettivi, traguardi, azioni, che rispondano integralmente all'agenda cubana per l'uguaglianza di genere", ha detto la segretario generale della FMC.

In questo contesto, il documento programmatico si propone di promuovere il progresso delle donne e la parità di diritti, opportunità e possibilità, ma assumendo come punto chiave il riconoscimento dei limiti che fanno parte del panorama attuale del paese. Pertanto, uno degli obiettivi principali è quello di approfondire i fattori oggettivi e soggettivi - come le espressioni latenti di discriminazione nella società cubana - che ostacolano un maggiore risultato economico, politico, sociale e familiare.

Non è da meno che la sua approvazione sia pervasa da tutto lo sforzo rinnovatore che Cuba sta esprimendo verso la ricerca del perfezionamento del suo scenario economico, sociale, politico e legislativo.

Vilma Espín aveva già avvertito in proposito: "i problemi della donna non possono essere isolati dagli altri problemi sociali, non possono essere analizzati al di fuori del contesto economico, né al di fuori di certe situazioni storico-sociali. Pertanto, anche i problemi della donna non possono essere risolti da soli, decontestualizzati…"

Il documento individua così gli ostacoli legati alla parità di genere; le azioni educative, formative e divulgative volte a rafforzare le relazioni interpersonali basate sull'uguaglianza, il rispetto e la condivisione delle responsabilità, unitamente alla necessità di un approccio trasversale di genere nei piani e nei programmi di studio di ogni forma e livello di istruzione.

Altri obiettivi proposti mirano a trasformare le famiglie, le comunità, i media, le organizzazioni di massa, le politiche, gli studenti e i centri di lavoro in spazi in cui è frequente il dibattito sul ruolo delle donne a livello pubblico e domestico.

L'integrazione del genere nell'intero sistema di formazione ed emancipazione dei quadri, fornire la consulenza sulla progettazione, l'elaborazione, l'attuazione, il monitoraggio e la valutazione degli impatti della legislazione, delle politiche pubbliche e delle strategie di genere, sono altre misure concrete previste nel piano.

A livello generale, il PAM riguarda sette aree di lavoro: l'emancipazione economica delle donne; il lavoro con la comunicazione pubblica, l'istruzione, la prevenzione e il lavoro sociale; l'accesso a scenari chiave per il processo decisionale; lo scenario legislativo che comprende l'analisi del quadro normativo e dei sistemi di protezione contro tutte le forme di discriminazione e violenza, la salute sessuale e riproduttiva e la necessaria produzione di statistiche e ricerche.

Sul piano concettuale, si richiama l'attenzione sulla trasversalità degli approcci di genere e di diritto e sul riconoscimento esplicito della persistenza di manifestazioni di violenza nella società cubana, articolate con quelle relazioni di potere ineguali ereditate dal machismo. In altre parole pone le sfide delle donne - compresa la violenza - come una questione di tutta la società e parlando di politiche di uguaglianza di genere, riconosce il valore relazionale di questa proposta teorica.

Non è casuale che, integrato nel piano, sia stato approvato un osservatorio di genere che prenderà il controllo della situazione del paese in materia. D'altro canto, essa rappresenta una proposta di ampio respiro, basata su valutazioni e consultazioni di donne di ogni angolo del paese, come ha confermato Amarrelle.

"Stiamo prendendo in considerazione tutte le questioni relative alle sfide nell'autonomia delle donne", ha spiegato a Cubadebate il membro dell'Ufficio Politico del Partito.

In questo senso, ha identificato l'occupazione femminile come un elemento chiave e ha spiegato che si lavorerà con gli organismi dell'Organizzazione centrale dello Stato (OACE) per occuparsene, "anche in quei casi di compagne che presentano ostacoli derivanti dall'esercizio della cura di altre persone, tanto di anziani che di minori", ha detto.

Inoltre, "stiamo valutando la situazione che abbiamo rispetto l'invecchiamento, che ha un volto femminile a Cuba, perché più della metà delle persone che oggi superano i 60 anni sono donne e anche il 56% di coloro che hanno più di 80 anni. Questa è un'altra sfida che ci aspetta, come risolvere la rete di assistenza familiare", ha detto Amarelle.

Secondo la segretaria generale della FMC, un'altra area chiave del PAM è legata alla "autonomia fisica delle donne" e all'esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi. È inoltre urgente affrontare "le manifestazioni di violenza di genere che sono latenti nell'ambito familiare e nella sfera pubblica", ha ammonito.

Per quanto riguarda la dinamica demografica cubana, ha riconosciuto che "dobbiamo studiare come affrontare la questione della bassa fertilità, come una questione per la famiglia e non per le donne. Eliminare ciò che a volte diciamo, che "le donne non vogliono partorire" e capire che la bassa fecondità è una questione con molteplici cause e che è collegata a un progetto di vita delle famiglie e della società", ha precisato.

Amarelle posiziona la sfida della gravidanza precoce nello stesso modo. "Abbiamo un tasso di fecondità adolescenziale che non ha nulla a che fare con le condizioni del paese in materia d'istruzione e assistenza sanitaria e dobbiamo indagare sulle cause di questa situazione. Anche questo è incluso nelle azioni del PAM", ha riconosciuto.

In parole povere, il programma legittima le pratiche positive già esistenti per il progresso delle donne e istituzionalizza le politiche di parità di genere. Cioè, si posiziona all'ordine del giorno del governo.

"Entra nell'agenda dello Stato cubano. Ecco come viene riconosciuto. Ma, in più, è un programma di Governo che, presieduto dal presidente e dal primo ministro, dà continuità alle azioni realizzate fin'ora, ma che adesso si adattano allo scenario attuale del paese e all'aggiornamento del modello economico, che impone anche sfide per le donne", ha detto Amarrelle.

I punti di forza includono anche il fatto che le azioni hanno una responsabilità esplicita che dovranno quindi rendere conto della loro attuazione alla direzione del paese.

Lo ha spiegato il presidente cubano Miguel Díaz Canel riferendosi al PAM nella sessione di lavoro in cui è stato approvato. Per lui rappresenta un impegno di Governo e un riconoscimento per tutto ciò che Vilma ha fatto per insegnarci come rispettare realmente il ruolo delle donne nel nostro paese e nella rivoluzione.

Díaz Canel ha anche richiamato l'attenzione sulla necessità che il programma abbia visibilità nelle sessioni del Parlamento, attraverso il monitoraggio della Commissione sull'Attenzione ai Bambini, alla Gioventù e all'Uguaglianza dei Diritti della Donna. E ha messo in guardia sull'importanza di mantenere la denuncia alla violenza contro le donne.

"Dobbiamo eliminare qualsiasi traccia che rimane nella nostra società di violenza o discriminazione contro le donne, che non esiste per volontà del governo, né per volontà politica, ma è come un disvalore nella condotta di alcune persone", ha affermato.

Considerato una pietra miliare nello sviluppo delle politiche per le cubane, il PAM è anche un'espressione di continuità che dovrà essere seguita da vicino.

"D'ora in poi, inizia anche un processo di attuazione delle misure che accompagnano il programma e che saranno rese note. Ribadisco che non è una novità, ma ha un'enorme importanza e valore continuare a promuovere l'emancipazione delle donne nel nostro paese, che è si una realtà, ma questo non significa che non si debba continuare".

Per Amarelle, il fatto che il governo cubano abbia approvato questo piano non è casuale in questo momento.

"Il principale programma di uguaglianza di cui le cubane hanno goduto è la Rivoluzione stessa e tutto ciò che deve essere fatto lo faremo all'interno della Rivoluzione. Questo piano amplia e integra la volontà politica con obiettivi e compiti concreti per progredire".

Tratto da :


https://www.resistenze.org/sito/re00.htm

 

 

Empoderamiento femenino: Abrir caminos sobre la marcha

 cubadebate.cu

Entre las tensas y apretadas maniobras del ordenamiento económico y el enfrentamiento a la COVID-19 -que ni de lejos ha dejado de ser amenaza para este archipiélago-, otro tema fue titular de prensa en la isla hace poco más de una semana: Cuba cuenta con un nuevo documento programático para el empoderamiento femenino.

El Programa Nacional para el Adelanto de las Mujeres (PAM) fue aprobado por el Consejo de Ministros el 30 de octubre, tras su presentación por la secretaria general de la Federación de Mujeres Cubanas (FMC), Teresa Amarelle Boué.

Una colega suramericana, experta en temas de género y cómplice de muchos debates sobre comunicación y sexismo mediático, me preguntaba vía WhatsApp qué cambia este documento en un país donde hace más de 60 años se han estado aplicando medidas efectivas en favor de la equidad e igualdad de la parte femenina de la población.

Con conocimiento de causa de la realidad cubana, la interrogante de esta amiga periodista dirige la vista hacia algunas de las esencias que signan la nueva propuesta. Efectivamente, los avances alcanzados por las mujeres en este lado del mundo, en materia de reconocimiento de derechos y mecanismos de empoderamiento, son hechos indiscutibles. Y parten de un proyecto de país que arrancó en los albores del propio sacudón que trajo el triunfo verde olivo de 1959. Así lo reconoció la comunidad internacional en 1995, durante la IV Conferencia Mundial de la ONU sobre la Mujer de Beijing, a donde Cuba llegó con muchos pasos ganados.

A pesar de la evidencia del terreno conquistado, de aquella concertación internacional que marcó un antes y un después en la atención a los desafíos de género en el mundo, quedó para esta nación un Plan de Acción Nacional, cuyo cumplimiento ha sido evaluado formalmente de manera sistemática en 1999, 2002 y 2013.

Sin embargo, los tiempos han cambiado. Y con ellos, las brechas y los desafíos. Las herencias patriarcales, que no se sacuden de un plumazo, siguen vivas y activas; asoman la oreja peluda tras los mitos sexistas naturalizados en nuestro día a día y, en consecuencia, tras las manifestaciones de discriminación y violencia de todo tipo con las que convivimos.

En ese sentido, una virtud del PAM es que se posiciona en el espíritu de esa recomendación de Isabelita Moya de no “creernos que todo está logrado”. Otra, que se inserta en el sendero renovador y de integración que dejó abierta la aprobación de la más reciente Constitución cubana, en 2019.

“Este programa no es algo que se hace por primera vez, pero en este caso es mucho más abarcador, amplio y su alcance es mayor”, confirmó a Cubadebate Teresa Amarelle.

“Se trata de integrar en un solo documento todas las acciones que corresponden a los principios y postulados de nuestra Constitución relacionados con la igualdad. Además, responde a nuestros compromisos internacionales con plataformas de acción como la de Beijing, la CEDAW y la Agenda 2030 con sus Objetivos de Desarrollo Sostenibles.  Es decir, que estamos integrando en un solo documento objetivos, metas, acciones, que respondan integralmente a la agenda cubana para la igualdad de género”, detalló la secretaria general de la FMC.

En ese contexto, el documento programático se propone promover el avance de las mujeres y la igualdad de derechos, oportunidades y posibilidades; pero asumiendo como punto clave el reconocimiento de las limitantes que forman parte del panorama actual del país. Por eso, uno de los principales objetivos consiste en profundizar en los factores objetivos y subjetivos -como expresiones de discriminación latentes en la sociedad cubana-, que obstaculizan un mayor resultado económico, político, social y familiar.

No es menor que su aprobación esté engranada con todo el esfuerzo renovador que impulsa Cuba en busca del perfeccionamiento de su escenario económico, social, político, legislativo.

Ya lo había alertado Vilma Espín: “… los problemas de la mujer no pueden verse aislados de los otros problemas sociales, no pueden analizarse fuera del contexto económico, ni al margen de determinadas situaciones histórico-sociales. Por tanto, tampoco los problemas de la mujer pueden solucionarse solos, descontextualizados…”

Así, el documento recoge obstáculos relacionados con la igualdad de género; las acciones educativas, formativas y divulgativas que conduzcan a fortalecer las relaciones interpersonales basadas en la igualdad, respeto y responsabilidad compartida, junto a la necesidad de un enfoque transversal de género en planes y programas de estudio de todas las formas y niveles de enseñanza.

Otras metas propuestas aspiran a convertir las familias, comunidades, medios de comunicación, organizaciones de masas, políticas, estudiantiles, y centros laborales en espacios donde el debate acerca del tratamiento del papel de las mujeres a nivel público y doméstico sea frecuente.

Incorporar el tema de género en todo el sistema de formación y capacitación de cuadros, asesorar el diseño, elaboración, ejecución, seguimiento y evaluación de impactos de la legislación, de las políticas públicas y de las estrategias de género, son otras medidas concretas contempladas en el plan.

A nivel general, el PAM contempla siete áreas de trabajo: el empoderamiento económico de las mujeres; el trabajo con la comunicación pública; la educación, prevención y trabajo social; el acceso a escenarios clave de toma de decisiones; el escenario legislativo que incluye el análisis del marco normativo y los sistemas de protección contra todas las formas de discriminación y violencia; la salud sexual y reproductiva y la necesaria producción de estadísticas e investigaciones.

En el plano conceptual, llaman la atención la transversalidad de los enfoques de género y derecho, y el reconocimiento explícito de la persistencia de manifestaciones de violencia en la sociedad cubana, articuladas con esas relaciones desiguales de poder heredadas del machismo. O sea, posiciona los desafíos de las mujeres –incluida la violencia- como un asunto de toda la sociedad y, al hablar de políticas de igualdad de género, reconoce el valor relacional de esta propuesta teórica.

Tampoco es casual que, integrado al Plan, se haya aprobado un observatorio de género que tomará el pulso a la situación del país en el tema. Por otra parte, representa una propuesta con amplitud de miradas al contexto actual, derivada de evaluaciones y consultas realizadas a mujeres de todos los rincones del país, como confirmó Amarrelle.

“Estamos teniendo en cuenta todos los temas relacionados con los desafíos en la autonomía de las mujeres”, detalló a Cubadebate la también integrante del Buró Político del Partido.

En ese sentido, identificó el empleo femenino como elemento clave y explicó que se trabajará con los Organismos de la Organización Central del Estado (OACE) para atenderlo, “también en aquellos casos de compañeras que presentan obstáculos derivados del ejercicio del cuidado de otras personas, tanto de adultos mayores como menores”, precisó.

Además, “estamos evaluando la situación que tenemos con el envejecimiento, que tiene rostro femenino en Cuba, porque más de la mitad de las personas que hoy superan los 60 años son mujeres y también lo son el 56 por ciento de quienes tienen más de 80. Ese es otro desafío que tenemos por delante, cómo resolver la red de cuidados a la familia”, enumeró Amarelle.

En opinión de la secretaria general de la FMC, otra área clave del PAM es la relacionada con la “autonomía física de las mujeres” y el ejercicio de los derechos sexuales y reproductivos. También urge atender manifestaciones de violencia de género que están latentes en el ámbito familiar y el ámbito público”, alertó.

En relación con la dinámica demográfica cubana, reconoció que “tenemos que estudiar cómo abordar el tema de la baja fecundidad como un asunto de la familia y no de las mujeres. Eliminar eso que a veces decimos de que ‘las mujeres no quieren parir’ y entender que la baja fecundidad es un asunto multicausal y que entronca con un proyecto de vida de las familias y de la sociedad”, precisó.

En ese mismo camino, Amarelle posiciona el desafío del embarazo temprano. “Tenemos una tasa de fecundidad adolescente que no tiene que ver con las condiciones del país en educación y atención de salud y nos toca investigar las causas de esa situación. Eso también está incluido en las acciones del PAM”, reconoció.

En palabras más llanas, el Programa legitima prácticas positivas ya existentes para el avance las mujeres e institucionaliza las políticas de igualdad de género. O sea, se posiciona como una agenda gubernamental.

“Se convierte en una agenda del Estado cubano. Así es como está reconocido. Pero, además, es un programa de Gobierno que, presidido por el presidente y el primer ministro, da continuidad a acciones que se venían realizando, pero que ahora se ajustan al escenario actual del país y a la actualización del modelo económico, que también impone desafíos para las mujeres”, dijo Amarrelle.

Entre las fortalezas, igualmente se incluye el hecho de que las acciones tienen responsables explícitos que luego tendrán que rendir cuentas de su cumplimiento a la dirección del país.

Lo explicaba el presidente cubano Miguel Díaz Canel al referirse al PAM en la sesión de trabajo donde fue aprobado. Para él, representa un compromiso de Gobierno y un reconocimiento a todo lo que hizo Vilma para enseñarnos cómo respetar realmente el rol que juegan las mujeres en nuestro país y en la Revolución.

Díaz Canel también llamó la atención sobre la necesidad de que el Programa tenga visibilidad en las sesiones del Parlamento, a través del seguimiento de la Comisión de Atención a la Niñez, la Juventud y la Igualdad de Derechos de la Mujer. Y advirtió de la importancia de mantener la denuncia a la violencia contra las mujeres.

“Tenemos que eliminar cualquier vestigio que quede en nuestra sociedad de violencia o de discriminación hacia las mujeres, que no existe por política, no existe por voluntad del Gobierno, ni por voluntad política, pero está como antivalor en la conducta de algunas personas”, aseveró.

Considerado como piedra angular en el desarrollo de políticas para las cubanas, el PAM también es una expresión de continuidad que habrá que seguir de cerca.

“A partir de ahora, comienza también un proceso de implementación de las medidas que acompañan el Programa y que se irán dando a conocer. Yo insisto en que no es algo que sea nuevo, pero sí tiene una importancia y un valor tremendo para continuar impulsando y promoviendo el adelanto de las mujeres en nuestro país, que es una realidad, pero eso no quiere decir que todo está terminado”.

Para Amarelle, que el Gobierno cubano haya aprobado ese plan en estos momentos no es casual.

“El principal programa de igualdad que hemos disfrutado las cubanas es la propia Revolución y todo lo que haya que hacer lo haremos dentro de la Revolución. Pero este plan amplía e integra la voluntad política con metas, con tareas concretas, para avanzar”.

 

 

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