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Maremma ROSSA  Antimperialista.

#Nicaragua -Complotto contro la Rivoluzione Sandinista -

16 Luglio 2018 , Scritto da SIEMPREREVOLUCION

L’idea è eliminare il governo di Daniel Ortega

Lídice Valenzuela, Cubahora

 

 

La grave situazione politica in Nicaragua, scoppiata quasi tre mesi fa, rimane stagnante a causa del complotto internazionale contro il governo di Daniel Ortega in cui svolge un ruolo fondamentale la Conferenza Episcopale che pretende, come la destra, elezioni presidenziali anticipate per, credono, destabilizzare e rovesciare la Rivoluzione Sandinista. Ciò indica che nelle loro preghiere per riportare la pace nel Paese centroamericano, il più sicuro nella regione fino al 18 aprile quando scoppiò la violenza fomentata dagli USA, la Chiesa, oltre il suo lavoro pastorale, occupa importanti spazi politici come mediatrice ed osservatrice nel finora fallito dialogo di pace con i gruppi di opposizione. La Conferenza, come la destra nicaraguense, propose al presidente, eletto col 72% dei voti nelle elezioni del 2016, elezioni anticipate (nel 2021) per sedare presumibilmente la violenza scatenata da bande criminali come le Mara salvadoregne. Il suggerimento fu respinto. La Chiesa pretende di ridurre la crisi politica a gruppi contrari alla politica nazionalista e rivoluzionaria di Ortega. Ma sa, perché non è mai stata tonta, che nel Paese operano banditi pagati dagli USA, agli ordini di un’opposizione incapace di vincere alle urne. Una parte della dirigenza ecclesiastica è contraria al governo sandinista e, quindi, la strategia sembra essere il logorio interno, mentre cerca una presunta intesa tra le parti. Papa Francesco ha recentemente ricevuto il cardinale e arcivescovo di Managua Leopoldo Brenes ed il vescovo di Matagalpa monsignor Rolando Alvarez, che hanno fornito dettagliate informazioni su ciò che chiamano “conflitto”, secondo i media internazionali. Quasi 200 persone sono state uccise fino allo scorso 23 (giugno) ed altre centinaia sono rimaste ferite negli attacchi dei banditi infiltratisi nelle già pacifiche manifestazioni contro i cambi della previdenza sociale, decreto immediatamente abrogato, ma che continuano ad agire agli ordini di Washington e di elementi anti-sandinisti.
Una situazione inconcepibile in una nazione sovrana ed in pace, con un presidente eletto e che dirige un governo di Conciliazione Nazionale, a cui partecipano dirigenti del cattolicesimo nicaraguense. Dietro la richiesta della Conferenza Episcopale ad Ortega si nasconde, dicono gli osservatori, lo stesso interesse degli USA: sbarazzarsi del presidente, rovesciare il governo popolare, il più prospero nell’ordine economico in America centrale, e tornare ad incanalare il Paese sul sentiero neoliberale, di povertà e disuguaglianza sociale. Nulla di nuovo sotto il sole imperialista che ora, sotto la direzione del controverso presidente Donald Trump, cerca la sostituzione dei leader progressisti e rivoluzionari del Sud e Centro America. Cioè, si tratta di un colpo di Stato contro Ortega orchestrato con un banale pretesto, risolto in ore, ed usato per portare il Paese nel caos, utilizzando come soluzione un dialogo nazionale, interrotto più di una volta, che mira a destabilizzare la nazione, portare il caso davanti alla screditata Organizzazione degli Stati Americani (OSA) e dichiarare l’intervento in Nicaragua, come tentarono senza successo in Venezuela.
Se qualcuno dubitava che Trump ed il suo regime di estrema destra gestiscano la crisi del Nicaragua, la verità si svela con il giornalista indipendente statunitense Max Blumenthal che ha presentato irrefutabili prove smascherando il complotto contro Ortega, comandante del Fronte di Liberazione Nazionale Sandinista (FSLN), rispettato dal popolo che per le strade ne chiede la permanenza come presidente, e la fine delle violenze. Blumenthal pubblicava un’indagine che dimostra l’intromissione interventista della National Endowment for Democracy (NED) statunitense, che ha consegnato risorse a gruppi civili nicaraguensi affinché promuovessero il vandalismo con elementi stranieri.
Lo scorso giugno, afferma il giornalista, il gruppo di opposizione chiamato M19 si recò negli USA per richiedere “più sostegno” ai noti legislatori di destra Ted Cruz e Marco Rubio, ed alla rappresentante Ileana Ros-Lehtinen, sostenitori del blocco degli investimenti in Nicaragua. Un mese prima di tali incontri con Cruz, Rubio e Ros-Lehtinen, la NED affermò di aver consegnato milioni di dollari “ponendo le basi dell’insurrezione in Nicaragua” dice Blumenthal, riferendosi all’articolo sul sito Global Americans firmato dal direttore accademico della Scuola di Formazione Internazionale in Nicaragua, Benjamin Waddell.
La NED, afferma Waddell, “ha speso 4,1 milioni di dollari nel paese dal 2014”, per sostenere 54 gruppi che “devono avere maggiore presenza politica e porre le basi per l’insurrezione”. Il giornalista precisa che “l’Istituto di Studi Strategici e Politiche Pubbliche (IEEPP) di Managua, il cui presidente è Felix Maradiaga, ha ricevuto almeno 260000 dollari dalla NED”. Anche l’Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale (USAID), una facciata della Central Intelligence Agency (CIA), precisava, aveva stanziato 5,2 milioni di dollari solo quest’anno per l’insurrezione nella terra dei fiumi e vulcani.
Il terrorismo scatenato colpisce direttamente l’economia nazionale, in crescita e dal futuro promettente dopo l’ingresso degli investimenti cinesi per costruire il nuovo canale interoceanico; un altro dei grandi timori di Trump, oltre la perdita d’influenza nella regione. Il Ministro delle Finanze e Credito Pubblico Iván Acosta criticava i settori dell’opposizione disposti a lasciare senza impiego 250000 capifamiglia, il che significherebbe il passaggio di oltre un milione di persone nella povertà. La perdita di 60000 posti di lavoro nel settore dei servizi e del turismo potrebbe peggiorare, nel frattempo, ricordando che sotto il governo sandinista la povertà è scesa dal 48 al 24%, negli ultimi otto anni, e l’estrema povertà è del 6,8%, che non potrebbe trattenersi con tale ingerenza. Di conseguenza, la Banca Centrale riduceva la proiezione della crescita del prodotto interno lordo (PIL) dal 4,5 all’1% quest’anno. Per l’accademico ed intellettuale Cairo Amador, della Commissione per la Verità, Giustizia e Pace, i blocchi stradali costituiscono fulcro di crimini di vario genere. I danni a beni pubblici, ha detto, ascendevano a giugno a 90000 dollari, in particolare nelle infrastrutture stradali e nel settore sanitario. Inoltre, denunciava il danno al patrimonio storico di città come Masaya, Granada, León e Matagalpa. Nel frattempo, gli ambasciatori dell’America centrale e dei Caraibi e membri del Gruppo Regionale dell’America Latina e dei Caraibi (GRULAC) denunciava il 3 luglio, alla Presidenza ed alla Commissione per gli Affari Esteri dell’Assemblea Nazionale del Nicaragua, il trattenimento di oltre 400 camionisti, usati come ostaggi, chiudendo la strada di Jinotepe, dipartimento di Carazo. C’erano camionisti sequestrati in Guatemala, Honduras, El Salvador, Costarica, Panama e perfino Nicaragua.
Passando all’offensiva, nelle ultime ore, la Polizia Nazionale del Nicaragua smantellava diversi gruppi vandalici, informava il Commissario Maggiore Sergio Gutiérrez, a capo del corpo della capitale. I 147 individui incarcerati sono indicati come ladri, omicidi, spacciatori e in possesso illegale di armi da fuoco. L’arsenale sequestrato comprendeva mortai, uniformi, droga e grandi quantità di denaro. Gutierrez confermava che tra i prigionieri c’è l’ex-membro della banda honduregna Wilmer Úbeda, che faceva parte della banda Mara 13. Nelle operazioni si confiscarono 55 motocicli, 11 auto e 4 camionette. Questi sono i cosiddetti “patrioti” nicaraguensi secondo i media egemonici.

da aurorasito​​​​​​​

 

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